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Come si utilizzano i farmaci
una confezione di farmaci distrubuita su un tavolino

Termini come “psicofarmaci”, “malattie mentali” oppure “disturbi psicosomatici” vengono intesi spesso in maniera fuorviante, immaginando che, al di fuori del nostro corpo, sia presente una nuvola chiamata “mente” o “psiche”. I disturbi psichiatrici sono causati da disfunzioni dell’organismo (cervello, intestino, cuore, sistema immunologico, sistema metabolico) nello specifico contesto ambientale.

Non esiste una corrispondenza uno a uno tra il sintomo e la causa.
Quindi, non esiste la corrispondenza uno a uno tra il sintomo ed un farmaco.

Con il recente sviluppo della psichiatria clinica, si distingue tra farmaci per la cura dei sintomi e cure che modificano e riducono la vulnerabilità alla malattia.

A questo punto abbiamo capito che il medico deve scegliere il farmaco che agisce su quel particolare circuito interessato: i sintomi servono per orientarsi ma devono essere tradotti ed interpretati: oggi questo tipo di approccio alla clinica viene detto traslazionale.

Quello che i dati scientifici documentano, ad esempio riguardo all’efficacia di una nuova cura, impiegherà circa 17 anni prima che le diverse Agenzie Amministrative dei diversi paesi lo includano nelle proprie linee guida.

Per questo capita che alcuni pazienti debbano assumere farmaci off-label: significa che i loro sintomi o la loro diagnosi non sono tra quelli già approvati ed indicati nel foglio illustrativo del farmaco scelto.

I farmaci per la cura della depressione vengono oggi spesso combinati, ma questo non deve avvenire semplicemente facendo corrispondere alla somma dei sintomi la somma dei farmaci. Particolarmente negli anziani, le interazioni e gli effetti collaterali divengono incalcolabili ed è necessario togliere farmaci anziché incrementarli.

È necessario ricordare che il fine della cura è il miglioramento e l’allungamento della vita, e non la sola scomparsa dei sintomi di una malattia. Non sempre i due obbiettivi coincidono.

Dose Minima Terapeutica

Dopo la scelta dei giusti farmaci, è importante individualizzare il raggiungimento della dose minima terapeutica, che andrà definita in maniera specifica per ogni persona. Le linee guida, su questo aspetto, non riportano dati validi per ogni soggetto. Conosciamo il fatto che esistano innumerevoli variabili che determinano variazioni del metabolismo all’assunzione di un determinato farmaco: non potendo sempre eseguire un dosaggio dei livelli di assorbimento del farmaco nel sangue, solo l’attenzione a quanto il paziente ci riferisce viene interpretato dal medico in maniera da consentirgli di individuare la cura veramente giusta.

Ogni persona risponde in una maniera specifica ad ogni farmaco.

Se il medicinale non raggiunge la dose minima terapeutica non solo non funziona, ma potrebbe rendere la persona intollerante a quella medicina, il che implica il soggetto non potrà più assumerla, anche se fosse risultata essere quella giusta con un diverso dosaggio.

Mentre il Sistema Sanitario è ancora bloccato dal leviatano istituzionale delle linee guida e dei trattamenti standardizzati, la medicina e la psichiatria moderne propongono un approccio personalizzato oltre le linee guida.

Ecco perché, oltre a fornire ogni informazione utile sugli effetti dei nuovi medicinali, quando sia possibile il Prof. Pallanti preferisce che il paziente non sia lasciato da solo a sperimentare gli effetti di una cura ma che questa avvenga nella cornice di assistenza del day center.

Il Professore cerca, con un metodo convalidato dalle sue esperienze, di arrivare alla personalizzazione della cura che sia la minima sufficiente a correggere il disturbo e non oltre.

La dose è fondamentale perché in alcuni casi una dose diversa dello stesso farmaco corrisponde ad un diverso funzionamento dello stesso principio: oggi, infatti, tali farmaci si definiscono come multifunzionali.

In questi casi potremmo dire che ci troviamo di fronte a diversi farmaci nella stessa molecola, se impiegata utilizzando dosaggi diversi. É un’arte, misurata.

Frequentemente i pazienti con disturbi psichiatrici hanno più comorbidità: per esempio chi ha dei comportamenti compulsivi come la Tricotillomania potrebbe avere anche ansia, depressione, disturbo del sonno e altro. Questi disturbi spesso vanno avanti da tempo.

Non si può curare tutto in un’unica soluzione, quindi si procede a tappe: si stabilscono delle priorità e una gerarchia degli obiettivi.

Normalmente il primo bersaglio é quello legato al disturbo più invalidante: migliorato quello si va avanti curando altri aspetti.

Adattamento sequenziale delle terapie

Ogni terapia, farmacologica o di Neuromodulazione, potrà avere un adattamento sequenziale, ovvero avere obbiettivi diversi, o addirittura essere pensata per diagnosi diverse.

Per fare un esempio: il paziente giunge in un grave stato d’ansia – che diviene l’obbiettivo primario dell’inizio della cura – poi emerge un fondo di depressione dell’umore che ha facilitato l’ansia. La cura viene modificata e infine, quando i sintomi ansiosi e depressivi sono stati eliminati, magari emergeranno problemi di attenzione e concentrazione: di nuovo la cura dovrà cambiare bersaglio.

Durata della Cura

Perché si deve continuare a prendere i farmaci o fare le cure di follow-up con i macchinari se le condizioni sono migliorate?

Perché si deve fare la visita di controllo assai frequentemente se la cura sta funzionando?

Perché sappiamo che sotto ogni disturbo c’è una vulnerabilità del sistema che soltanto mantenendo una adeguata protezione nel tempo, potrà essere controllata ed anche annullata.

La comparsa degli effetti terapeutici varia da persona a persona: in alcuni casi si osserva un miglioramento dopo pochi giorni, ma a volte invece possono volerci anche dei mesi. Le terapie efficaci modificano il funzionamento dei circuiti cerebrali che mal funzionano, ma anche dopo la comparsa degli effetti terapeutici servono al necessario mantenimento di ciò che viene ripristinato.

Il cervello è un organo plastico e il medicinale gli consentirà di adattarsi al meglio, di usare bene la sua plasticità: ma perché questo possa avvenire senza che i sintomi si ripresentino, si dovrà proseguire e bilanciare la posologia a seconda delle circostanze e dell’ambiente.

In questo modo si potranno evitare o almeno ridurre al minino il rischio e la gravità delle ricadute perché in quel caso ci vorrebbe molto più tempo e uno sforzo maggiore per ripristinare la disfunzione.


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