Demenza, Demenza Senile (Disturbi Cognitivi)
un'infermiera e una paziente anziana sorridono insieme

I Disturbi Cognitivi come la Demenza e la Demenza Senile
sono frequenti ma non inarrestabili.

Riportare indietro il tempo: si può!

Viviamo in un mondo che costantemente ci chiede di imparare nuove cose, nuove procedure e di ricordarle. Questo sistema ci mette continuamente alla prova.
Quando parliamo della demenza o demenza senile, stiamo parlando di disturbo cognitivo lieve o moderato (DSM 5.0 Mild Neurocognitive disorder, APA 2013) quando si verifica un calo anche di soltanto di una delle funzioni quali:

  • Attenzione
  • Apprendimento
  • Memoria
  • Linguaggio
  • Percezione Motoria
  • Intelligenza Sociale

Tale disturbo può non interferire con le usuali attività sociali e occupazionali del paziente.

É il soggetto stesso che si rende conto che le sue prestazioni sono peggiorate.

Gli scienziati dibattono se, in questa fase, si possa già parlare di disturbo o malattia, ma quello che è certo è che prima si interviene, migliore sarà l’evoluzione: quindi meglio prevenire il peggio che attendere rassegnati!

I primi sintomi non sembrano significanti: lievi dimenticanze, la parola che non si trova, il codice di accesso utilizzato per anni scordato, “devo scrivermi tutto”. Per fortuna non sempre questi segni evolvono in Alzheimer ma è vero che chi ha questi sintomi corre maggiori rischi.

Le prime avvisaglie di un cambiamento si mostrano piano piano senza particolari eventi, dopo la menopausa, oppure dopo una malattia, un intervento chirurgico, o una cura medica.

L’insorgere del disturbo di demenza non di rado è il correlato di un’altra patologia: diabete, ipertensione, essere sovrappesi, eccesso di grassi nel sangue, o anche stitichezza cronica, sono alcuni tra gli esempi più frequenti.

Spesso questa percezione è accompagnata da ansia o aumentata irritabilità: fattori che accrescono il problema.

La prima cosa da fare, in questi frangenti, è compiere una valutazione che definisca se c’è qualcosa di anormale e quanto sia grave. Spesso invece questa valutazione si evita, per paura di una sentenza che spaventa o perché qualcuno ci convince che “è l’età, non ci si può fare niente”:

NON É VERO!

Ci sono molte cose che si possono fare, non soltanto frenare il declino
ma anche “riportare indietro” il tuo tempo.

Cosa é possibile fare?

Valutazioni per:

  • definire la diagnosi
  • valutare le variazioni
  • monitorare nel tempo la situazione

La Diagnosi:

Definire quali aree del funzionamento sono coinvolte ed in quale modo, dare un nome alla demenza, demenza senile (disturbi cognitivi) o definire se si tratti di altro disturbo.

Il Cervello è una struttura che genera nuovi neuroni durante tutta la vita, ma può aver bisogno di aiuto: oggi si può stimolare la plasticità del cervello grazie all’energia: magnetica, elettrica e derivata della luce.

Terapie

Intervento deciso in base alle valutazioni individuali:

A tali cure devono seguire visite di rivalutazione e richiami.

COGNITIVE ENHANCEMENT
Programma per aumentare le prestazioni cognitive

Lo stesso programma può essere indicato per

  • La necessità di imparare una nuova lingua o una procedura
  • La volontà di ottimizzare l’apprendimento di una nuova abilità
  • La ripresa dello studio dopo un periodo di inattività intellettuale
  • Quando siano richieste prestazioni straordinarie
  • Dopo una malattia infettiva o di lunga durata, una cura antibiotica protratta o chemoterapica

Siamo all’inizio di una nuova era, quella della transizione dalla chimica dei farmaci alla stimolazione elettrica come prevede Josef Parvizi, direttore del programma di Elettro-fisiologia Cognitiva a Stanford:

Il linguaggio del cervello è una combinazione di chimica ed elettricità. Finora nel provare a curare le malattie del cervello si è preferito l’approccio chimico, attraverso i farmaci. Ma il costo per il resto del corpo è stato alto. Prendiamo l’epilessia. Se assumiamo un chilo di pillole, 900 grammi finiscono in fegato, pancreas, ossa e solo 100 grammi raggiungono l’organo bersaglio, cioè il cervello. Ma 99 grammi andranno ad agire su aree cognitive che con l’epilessia non hanno nulla a che fare, dando vista offuscata, senso di svenimento, spossatezza. Un grammo solo colpirà i neuroni responsabili della malattia. Questo è un approccio brutale, che va superato. Con farmaci più mirati. Ma anche, se necessario, con le terapie di Neuromodulazione.

Energia magnetica, elettrica o semplicemente specifici fotoni per promuovere la neuroplasticità: una nuova realtà.


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