Tricotillomania
una ragazza pensante si passa una mano nei capelli

Dal libro
Psichiatria e salute comportamentale: Diagnosi e terapie
Stefano Pallanti

La caratteristica essenziale della tricotillomania è lo strapparsi i capelli o i peli in maniera ricorrente (vedi tabella a fondo pagina, criterio a).

Il disturbo può riguardare qualsiasi distretto corporeo ricoperto da peli o capelli: le zone più comuni sono lo scalpo, le sopracciglia e le ciglia, mentre meno comuni sono le regioni ascellari, facciali, pubiche e peri-rettali. Le zone colpite possono, inoltre, modificarsi nel tempo.

Il disturbo può presentarsi come brevi episodi durante il giorno, oppure può verificarsi in maniera meno frequente ma per periodi più prolungati, come lo strapparsi i capelli che può perdurare per mesi o anni.

Il citato criterio a richiede che lo strapparsi i capelli conduca alla perdita degli stessi, sebbene i soggetti con tale disturbo tendano a farlo in maniera molto distribuita (ad esempio, un singolo capello per zona del cuoio capelluto), cosicché la perdita di capelli non sia visibile.

Alternativamente i soggetti possono cercare di nascondere la perdita di capelli (ad esempio, attraverso il trucco, sciarpe o parrucche), in modo che le zone senza capelli siano meno visibili. I soggetti con tricotillomania spesso hanno messo in atto ripetuti tentativi di ridurre o smettere di strapparsi i capelli (nel riquadro, criterio b). Il criterio b indica che lo strapparsi i capelli causa distress o disabilità clinicamente significative nel funzionamento sociale, occupazionale o in altre importanti aree di funzionamento.

Il termine distress fa riferimento a emozioni negative che possono essere sperimentate dai soggetti con il disturbo, come la perdita di controllo, l’imbarazzo e la vergogna. Una disabilità significativa può verificarsi in diverse aree del funzionamento (ad esempio, sociale, occupazionale, accademica o tempo libero), in parte a causa dell’evitamento lavorativo, scolastico o di altre situazioni pubbliche.


Guarire dalla Tricotillomania: una testimonianza


Il disturbo può accompagnarsi a una serie di comportamenti o rituali riguardanti peli o capelli. I soggetti possono andare alla ricerca di un particolare tipo di peli o capelli da estirpare (ad esempio, di un certo colore o consistenza), possono cercare di rimuoverli in un modo preciso (ad esempio, mantenendo intatta la radice) o possono esaminarli visivamente, manualmente o manipolarli dopo averli strappati (ad esempio, passarli tra i denti, staccarli in due parti, ruotarli tra le dita).

Il disturbo può essere preceduto o accompagnato da vari stati emotivi: può essere scatenato da ansia, noia o essere preceduto da un senso di tensione crescente, oppure può condurre alla gratificazione, a un piacere o a un senso di sollievo quando il pelo o il capello è stato estirpato.

Sono inoltre presenti diversi gradi di consapevolezza, da una consapevolezza cosciente del gesto fino a un comportamento automatico: la maggior parte dei paziente esibisce un mix di entrambi gli stili comportamentali.

Il gesto generalmente non avviene in presenza di altre persone, tranne i familiari stretti. Alcuni soggetti sperimentano il bisogno di strappare peli o capelli ad altre persone, oppure ad animali, bambole e altri oggetti (ad esempio, maglioni, tappeti). La maggior parte dei soggetti con tricotillomania ha anche uno o più comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, ad esempio l’escoriazione (dermatillomania) o l’onicofagia.


Criteri diagnostici per la tricotillomania

a) Ricorrente strapparsi capelli o peli, che porta a perdita di capelli o peli.
b) Ripetuti tentativi di ridurre o interrompere lo strapparsi i capelli o peli.
c) Lo strapparsi capelli o peli causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.
d) Lo strapparsi capelli o peli o la perdita non sono attribuibili a un’altra condi- zione medica.
e) Lo strapparsi capelli o peli non è meglio giustificato dai sintomi di un altro disturbo psichiatrico (ad esempio, tentativi di migliorare un percepito difetto o imperfezione nel distrubo di dismorfismo corporeo).

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