Terapia farmacologica
una cartella medica e un bicchierino che contiene alcune pillole

Non sono i farmaci (o le macchine) che fanno guarire

Non esiste una corrispondenza uno a uno tra il sintomo e la causa. Quindi, non esiste la corrispondenza uno a uno tra il sintomo ed un farmaco. Purtroppo non c’è ancora una cultura su questi aspetti.

Lo stesso sintomo, così come riferito dal paziente, può essere espressione di meccanismi diversi all’origine, cioè di malattie diverse. Per esempio, sotto l’ombrello della Depressione ci sono almeno cinque sottospecie, e ciascuna ha una causa – il circuito cerebrale che malfunziona – diversa.

Semplificando: ridotta tolleranza allo stress, ridotta energia, ridotta percezione della gratificazione, aumento dei sentimenti negativi, peggioramento delle funzioni cognitive, e molte altre possibilità o combinazione delle stesse, possono determinare un quadro clinico genericamente definito come Depressione.

Si può dire lo stesso per tutti i sintomi psichiatrici e medici. Oggi distinguiamo tra farmaci per la cura dei sintomi e cure che modificano e riducono la vulnerabilità alla malattia.

A questo punto abbiamo capito che il medico deve scegliere il farmaco che agisce su quel particolare circuito di interesse. I sintomi servono per orientarsi ma devono essere tradotti ed interpretati, un approccio alla clinica che oggi viene detto “Traslazionale”.

Per fare ciò il medico deve possedere nozioni che si ampliano ogni giorno e che si acquisiscono con l’attività di ricerca clinica, ma deve anche conoscere i risultati delle ricerche di medicina di base. Il clinico informato è anche necessariamente un ricercatore.

Quello che i dati scientifici documentano, ad esempio riguardo all’efficacia di una nuova cura, impiegherà circa 20 anni prima che le diverse Agenzie Amministrative dei diversi paesi li includano nelle proprie linee guida.

Per questo capita che alcuni pazienti debbano assumere i farmaci “off-label”, cioè quelli per cui i loro sintomi o le loro diagnosi non sono tra quelli già approvati ed indicati nel foglio illustrativo.

Oggi i farmaci nella cura della depressione vengono spesso combinati, ma questo non deve avvenire semplicemente facendo corrispondere alla somma dei sintomi la somma di farmaci. Particolarmente negli anziani, le interazioni e gli effetti collaterali divengono incalcolabili ed è necessario togliere farmaci anziché incrementarli.

È necessario ricordare che il fine della cura è il miglioramento della vita e l’allungamento della vita, non la sola scomparsa dei sintomi di una malattia. Non sempre i due obbiettivi possono coincidere.

Dopo la scelta giusta dei farmaci, è importante individualizzare il raggiungimento della dose minima terapeutica, che potrà essere definita in maniera specifica per ogni persona. Sappiamo di grandi variabilità nel metabolismo di uno stesso farmaco, e non potendo sempre eseguire un dosaggio dei livelli del farmaco assorbito nel sangue, solo l’attenzione a quanto il paziente ci riferisce e viene interpretato dal medico ci consentirà di trovare la cura veramente giusta.

Ogni persona può rispondere in una maniera particolare ad ogni farmaco.
Mentre il sistema sanitario appare ancora bloccato dal Leviatano istituzionale delle linee guida e dei trattamenti standardizzati, la medicina e la psichiatria moderna propongono un approccio personalizzato oltre le linee guida.

Ecco perché oltre a fornire ogni informazione utile sugli effetti della nuova medicina, ogni qualvolta sia possibile il Prof. Pallanti preferisce che il paziente non sia lasciato da solo a sperimentare gli effetti di una cura, ma che piuttosto possa farlo all’interno della cornice di assistenza del day center.

Il Prof. Pallanti cerca, ma con metodo convalidato dalle sue esperienze, di arrivare alla personalizzazione della cura in modo che questa sia la minima sufficiente a correggere il disturbo e non oltre. La dose è fondamentale perchè in alcuni casi una dose diversa dello stesso farmaco corrisponde ad un diverso funzionamento della stessa medicina: oggi, infatti, tali farmaci vengono definiti multifunzionali.

Tre diversi farmaci nella stessa molecola se impiegata in dosi diverse.

É un’arte, misurata.

L’ultima considerazione è per la durata della cura. Perchè si deve continuare a prendere i farmaci o fare le cure di follow-up con la macchina della neuromodulazione se le condizioni sono migliorate? Perchè si devono fare visite di controllo frequentemente se la cura sta funzionando?

Perché oggi sappiamo che sotto ogni disturbo c’è una vulnerabilità del sistema, e che soltanto mantenendo una adeguata protezione nel tempo questa potrà essere controllata e anche annullata.

La comparsa degli effetti terapeutici varia da persona a persona e in alcuni casi si osserva il miglioramento dopo pochi giorni ma a volte può richiedere mesi. Le terapie efficaci modificano il funzionamento dei circuiti cerebrali che malfunzionano, ma anche dopo la comparsa degli effetti terapeutici servono al necessario mantenimento di ciò che viene ripristinato.

Il cervello è un organo plastico e la medicina gli consentirà di adattarsi al meglio, di usare bene la sua plasticità: ma perché questo possa avvenire, senza che i sintomi ritornino, si dovrà proseguire e bilanciare la posologia a seconda delle circostanze e dell’ambiente.

In questo modo si potranno evitare o almeno ridurre al minimo il rischio e la gravità delle ricadute.

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